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La Parenzana (parte Slovena)

Wednesday 5 May
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Sulla pista da Izola verso Koper

Ho saputo dell’esistenza della Parenzana a seguito di un regalo al mio compleanno. Sapendo della passione per la bicicletta, mi hanno regalato un libretto guida per la ciclovia della Parenzana, sul tracciato di una vecchia ferrovia austroungarica dismessa da Trieste a Parenzo (Porec). Durante la nostra breve vacanza di luglio abbiamo percorso la prima parte della Parenzana o per meglio dire la parte slovena, tralasciando la parte italiana in quanto parte a poca distanza dal confine ed essendo ormai perse le tracce del vecchio percorso in mezzo alle nuove strade e costruzioni varie. Non seguiamo il senso temporale, in quanto abbiamo fatto base a Pirano e pertanto, abbiamo fatto in due giorni, il tracciato a sud e il tracciato a nord, facendo ritorno all’hotel alla sera.
In tutta l’Istria è evidente l’influenza veneziana sia nell’impianto urbano sia nei monumenti più antichi di ogni centro storico. L’influenza austroungarica si evidenzia nei palazzi del potere costruiti nell’’800, palazzi funzionali a testimonianza dell’efficenza austriaca. Così idealmente partiamo da Capodistria, che avevo sempre visto solo passando per l’autostrada e l’ho sempre snobbata pensandola una città solo moderna. Al contrario, il centro di Koper è interessantissimo, gradinato su di una piccola collina, con monumenti antichi. Interessante la fontana Da Ponte, evidente l’influenza veneziana che, come elemento decorativo, raffigura un ponte, evidente richiamo ai ponti veneziani, come stesse a superare un canale.

Fontana Da Ponte a Koper-CapodistriaPiazza della Cattedrale

la piazza della Cattedrale in stile romanico del XII secolo, con la Loggia e il Palazzo Pretorio, il tutto in evidente stile gotico veneziano del XV secolo.

Il palazzo pretorioLa Rotonda di San Giovanni Battista, battistero

Vicino alla cattedrale, la Rotonda di San Giovanni Battista , anch’essa in stile romanico, era il battistero riaperto nel 2019 solo per visite guidate.

Fontana alla Porta di Muda

Vicino alla Porta di Muda costruita nel 1500, unica rimasta delle 12 che erano attorno la città, una fontana permetteva a chi arrivava di dissetarsi.

Antichi stemmi di Venezia sulla porta di Palazzo PretorioBuca delle lettere anonime contro i misfatti di chi era al potere e contro semine abusive o contrabbando di tabacco e contraffattori della cittàFraticello

Nell’uscire da Capodistria, superato l’enorme parco e zona sportiva con spiagge e stabilimenti balneari, prendiamo il lungomare, con traffico quasi del tutto interdetto, nel quale anche le biciclette hanno il limite di 20 all’ora, che ci porterà in 5 km al paese di Isola. Fotografiamo un fraticello e un cormorano tutto intento ad asciugarsi le penne.

Cormorano


A Isola passiamo per il paese e Cri si mette in posa vicino le scale del Conservatorio.

Conservatorio di Izola


Salendo le colline, penetrandole attraverso dei tunnel, al bordo di doline coltivate, arriviamo a Pirano al nostro Hotel all’interno delle mura.

Il giorno seguente rotta verso il confine croato passando per le saline di Sicciole. A Portorose inizia la Parenzana, ma a Lucia abbiamo avuto qualche difficoltà a capire dove passasse la vecchia ferrovia. Abbiamo salito più colline per poi capire che dovevamo seguire la riva del mare inoltrandoci all’interno di un campeggio che ritenevamo proprietà privata.

Salina di Sicciole


Oltrepassato il campeggio, una spiaggia bellissima di ciottoli ma, con a fianco dei prati temuti magnificamente dove poter giocare e prendere il sole.


Arriviamo a Sicciole, nota per le sue saline con anche un hotel con cure termali. Fiancheggiamo le saline su una pista bellissima e rilassante ma sotto un sole cocente. Sbuchiamo alla frontiera dove, a causa Covid, da qualche giorno non è più possibile passare senza quarantene e altri aspetti burocratici. Ci fermiamo a mangiare in un baracchino dove ci chiedono se volessimo mangiare del maiale allo spiedo visto che era stato fatto oggi. La fame c’era e ci abbiamo dato dentro anche se, onestamente, non è proprio quello che il mio medico mi avrebbe consigliato di mangiare, ma non c’era l’etichetta indicante i grassi saturi, pertanto ero in regola.

Vecchie costruzioni che servivano ai lavoratori delle saline di SiccioleVerso l'estuario della Dragogna nelle saline di Sicciole

Chiedendo alle guardie di frontiera, siamo riusciti a superare la frontiera slovena senza superare quella croata, e ci siamo inoltrati per strade bianche sul lato destro della Dragogna fino al suo sbocco in mare, pertanto siamo rimasti al limite estremo delle saline, potendo godere di una pace e solitudine unica, inquartò a nessuno sarebbe mai venuto in mente di rimanere nella terra di nessuno.

Salina di Sicciole

Foto a svariati uccelli, per il vero volto timidi, e agli edifici, ormai crollati, che venivano usati per la lavorazione e per i lavoratori della salina.

Salina di Sicciole


Ritorniamo e alla frontiera ci fanno cenno di passare senza neanche controllarci, evidentemente si ricordavano della nostra richiesta.
Rientriamo a Pirano non senza altre soste, soprattutto per riempire un sacchetto di “amoli” e mangiarli a casa. Ero dubbioso sulla parola ma, in questo caso, è assolutamente appropriato chiamarli così e non pruno selvatico o susina. Cena nel nostro hotel con un sacco di “pocetti”